Babel è tre film in uno, tre storie ambientate in tre continenti diversi, accidentalmente unite da un sottilissimo filo rosso. Cate Blanchett è una giovane donna americana che, durante un viaggio in Marocco col marito ( un Brad Pitt invecchiato e ingrassato), viene ferita da due ragazzini che si divertono con un fucile. Amelia, la tata messicana dei loro due bambini, porta con sè i piccoli al matrimonio del figlio in Messico, accompagnata dal nipote Santiago (Gael Garcia Bernal). Al ritorno, Santiago forza un posto di blocco e abbandona la zia e i bambini nel deserto messicano. Ritrovata da una volante della polizia, sarà successivamente espulsa e rimpatriata. La terza storia vede protagonista una ragazza giapponese sordomuta, ancora traumatizzata dal suicidio della madre e con un padre pressochè assente, che cerca di riscattare con il sesso il suo stato di emarginazione eil suo disagio personale. Il film è un' opera sulla società globale e sull'annullamento delle distanze. La trama può essere così riassunta: un fucile intestato ad un giapponese (il padre della ragazza) finisce nelle mani di un marocchino e ferisce un'americana che ha i figli in trasferta in Messico. Babel deve essere visto in lingua originale, o meglio in "lingue originali", vista la babele di lingue parlate: inglese, arabo, spagnolo, giapponese e francese. Devo dire che del film mi è piaciuta più la forma che la sostanza: non sono tanto convinto delle intenzioni degli autori e l'ho trovato leggermente incompleto. Ma evidentemente Inàrritu ha nuovamente colpito nel segno, beccandosi ben 7 nominations agli Oscar, comprese quelle per miglior film e miglior regia.

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